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                Leccese  Baroque

 

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Il termine "barocco" è stato coniato nel corso del '700 per indicare lo stile delle "forme che volano" e per contrapporre l'esagerazione del Seicento alla sobrietà razionale dell'Illuminismo settecentesco, assume, infatti, sfumatura negativa per la probabile etimologia portoghese (barocco = perla irregolare). Nonostante il Barocco sia stato ampiamente rivalutato alla fine dell'Ottocento, attualmente il termine è ancora utilizzato in maniera spregiativa per indicare un'artificiosità esageratamente ricercata.La culla della civiltà barocca fu l'Italia (in particolare Roma e Bologna), sede della Chiesa e centro della spinta controriformista. Infatti, il Barocco si configura come l'arte della Chiesa, del trionfo contro la riforma protestante: attraverso l'arte, la Chiesa riconquista prestigio, suggestionando folle di fedeli ed ostentando tutta la sua ricchezza e potenza. Esso rappresenta il momento di più acuta crisi dei modelli classicistici e degli ideali rinascimentali e quindi il trionfo di quelli controriformisti. Dalle opere degli artisti barocchi emergono problematiche esistenziali e travagli interiori, espressi per lo più attraverso tematiche religiose, poiché la Chiesa è la principale committente. Principali caratteristiche dell'arte (pittura, scultura, architettura), sono: forte dinamismo, virtuosismo, realismo, cura dei dettagli, ricerca dell' "effetto meraviglia", spiccata interiorità.


                                 



Anche la Puglia come la Sicilia è investita da questo movimento artistico di cui ne restano molte testimonianze. E' il vescovo Luigi Pappacoda, nella metà del XVII secolo a Lecce che avvia l'attività propulsiva per l'affermazione del fenomeno artistico noto come "barocco leccese".
A onor del vero va ricordato che, intorno alla fine del '500, era stato già avviato a Lecce un programma costruttivo finanziato da esponenti di ordini religiosi e questo fermento al vescovo Pappacoda di portare il barocco a Lecce. L'unico artista locale che in quegli anni, contribuì a uno sviluppo autoctono dell'architettura salentina fu Gabriele Riccardi, cui è attribuito il progetto generale del monumento che introduce il barocco in terra d'Otranto: la Chiesa di S. Croce a Lecce. Tra le personalità che diedero impulso originale all'esperienza barocca nel Salento vanno ricordati Gabriele Riccardi che, con Antonio Zimbalo, rappresenta una corrente ancora legata al classicismo cinquecentesco.

 

                                   

Giuseppe Zimbalo, caratterizzato da una forte componente naturalistica; Cesare Penna, scultore elegante e sensibile; Giuseppe Cino che pur non distaccandosi dalla maniera dello Zimbalo ne ingentilì le forme. Gli artisti del barocco leccese, almeno nella fase seicentesca, furono soprattutto scultori, abili decoratori e carpentieri; artigiani, portatori di un linguaggio operativo di tipo medievale ancora radicato nella tradizione.L'architettura di base appare all'osservatore in second'ordine rispetto all'esuberanza ornamentale: le decorazioni negli edifici leccesi risultano concentrate sulle facciate, nei cortili, sui balconi mensolati. Una esuberanza decorativa resa possibile dalle elevate doti di lavorabilità della pietra leccese.
Con gli inizi del XVIII si assiste ad un radicale cambiamento, gli orizzonti culturali spaziano al di fuori della provincia Salentina, emergono nuove figure professionali, come quelle di Mauro ed Emanuele Manieri, veri e propri architetti, che danno autonomia e centralità alle fasi di progettazione dell'opera, rispetto a quelle di esecuzione.
In questo periodo a Lecce si fabbricano più palazzi che chiese; la provincia recupera una sua autonoma fisionomia architettonica e in molti centri del Salento sorgono chiese matrici ove l'ornato cessa di essere l'elemento più importante dell'edificio.

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